venerdì 5 novembre 2010

T.I.N.A.

Margareth Thatcher creò uno slogan:

"There is no alternative"

Nome in codice: T.I.N.A, fattore T.I.N.A
(da pronunciare come Bond, James Bond)

Il messaggio, ai tempi della crisi economica che sta vessando le nostre più rosee speranze per il futuro, è quanto mai attuale.

giovedì 30 settembre 2010

Vi presento Alfredo

Alfredo è giovane ma non troppo, è pacato ma passionale, è semplice ma ama il dettaglio, è uno su cui puoi contare anche se vive fra le nuvole.

domenica 22 agosto 2010

Tutto comunica - ma a che livello esattamente?

Vengo colpevolmente in ritardo.
Ho letto e riletto il post di Rosita.
Guardato e riguardato la sua foto.
Analizzato le sue liste.

E sono testimone vivente che le sue borse sono effettivamente così organizzate.
Una volta ho visto uscire anche un laccio emostatico.
E un siero antivipera.
Sono le borse di Mary Poppins, delle problem solvers fatte e finite.
Rosita, corrisponde alle sue borse.

sabato 21 agosto 2010

TUTTO COMUNICA - EVERYTHING COMMUNICATES


Non so perché, ma quando penso a questa frase penso alle mie borse. Una personale e una professionale.
Si lo so, vi state chiedendo il perché?

Penso che il contenuto della borsa di una donna sia davvero la scoperta di un mondo e di un modo di essere.
Noi siamo ciò che ci portiamo dietro.

domenica 1 agosto 2010

Siam TRE piccoli PUNTINI DI SOSPENSIONE

Adoro 'giocare' con le parole.
Leggere libri tutto in un fiato per me è semplice.
Dopo una, due frasi, dalla concatenazione di verbi, aggettivi, sostantivi, articoli e punteggiatura sgorgano immagini. Il film corre veloce, l'ultima pagina del libro arriva.
Facile, naturale.

Se la magia non si realizza, il libro torna sullo scaffale, nell'attesa di qualche mobile che zoppichi per avere uno scopo nella vita.

Non sono rigida, nell'utilizzo delle parole.
Credo nell'utilizzo di segni tipografici per dare ritmo, spessore e tono alla prosa.
Tutto il necessario perché ciò che penso possa essere trasposto su carta o schermo nel modo più vicino al mio sentire, così che, chi legge possa sentire con me, possa equivocare il meno possibile quello che sto cercando di comunicare. Entri nella mia testa, veda quello che vedo io (ovviamente non sono una scrittrice, quindi al massimo, chi mi legge potrebbe avere un bagliore di fumetto... e io, indomita, ci provo lo stesso.)

Ma.
C'è un ma (oddio più ma ad essere sinceri... però, una cosa per volta)
MA.
I milioni di puntini che Rosita sparge come coriandoli al Carnevale
a.me.fanno.venire.il.prurito.
Mi sembra che il testo abbia la varicella.
E io mi gratto.

Credo ci siano elementi che in numero preciso e definito non daranno meno enfasi rispetto alla loro ripetizione all'infinito.
Tre puntini lasciano aperte porte, a volte ti lasciano lì, in bilico, sospeso tra quello che chi scrive vorrebbe suggerirti, quanto vorrebbe farti intuire e quanto lascia alla tua immaginazione. Alla tua interpretazione.
Tre puntini non chiudono, sono una discesa lieve o una salita dolce.
Decidi tu in che direzione andare.

La varicella di puntini, invece, mi fa venire in mente una frana.
Mi disancora dalla frase. Mi butta al largo.
Non mi permette di entrare di più nelle spire di pensiero di chi scrive, me ne allontana.
Mi fa pensare che ci sia troppo non detto, e se tu non vuoi dirmi abbastanza, vado altrove.

Tre è il numero perfetto...
(disse, calandosi l'occhiale sul naso e scudisciando l'aria con la bacchetta)

un due tre

giovedì 29 luglio 2010

PUNTINI DI SOSPENSIONE

L'Accademia della Crusca inorridirebbe.
La mia precisa, regolata, rigida compagna di avventure - Alessandra - lo ha già fatto (bacchettate incluse).
Ebbene si, io faccio uso e abuso (adbondantis adbondantum) di puntini di sospensione.

Tre.
Solo tre.
Non più di tre.



Capito!!!???

Come se non conoscessi la regola!

L'Accademia della Crusca ci ricorda che:
"I puntini di sospensione si usano sempre nel numero di tre, per indicare la sospensione del discorso, quindi una pausa più lunga del punto."

La conosco, la conosco la regola.
La seguo nei momenti formali imposti dalla comunicazione, ma… esistono anche momenti più rilassati, colloquiali, immediati, in cui cerchi di "caricare" il senso del testo, come se stessi parlando, con la stessa intensità delle pause prodotte dai silenzi.

I puntini io li adoro. Arricchiscono di sfumature, danno ritmo… li metterei ovunque perché lasciano la porta aperta, lasciano la mente aperta.

Per me i puntini sono uno strumento di interazione con chi legge.

Inoltre, il tondo del puntino mi piace… non ferma, anzi, rilancia, rotola, scivola, scorre.
Uno chiude, tanti aprono.
Sono morbidi, sinuosi, invitanti.




Prima, durante e dopo le singole parole o frasi intere.

A sottolineare l'intensità.

Ma inutile divagare sull'argomento o sognare ad occhi aperti.
Mi appare Alessandra: nella mano destra la bacchetta e nella mano sinistra il numero tre.

Regola impone e mondo osserva!
E la controtendenza?
Non sono state le deroghe a creare nuove regole?

……………………………

domenica 25 luglio 2010

UNTHINK

Ottobre 2009 — New York

Cammino per la città, tutta luci, colori, scritte, dinamica, movimento...

A un certo punto vedo il cartellone ed è un pugno allo stomaco... Lo fotografo, non posso farne a meno e quella scritta mi accompagna durante questi mesi a giorni, momenti alterni.

Rimane nella mia testa e nella mia pancia perché è uno stimolo.

 

Semplice, diretta, una parola composta dove forte la prima parte è una negazione: dà spazio a mille interpretazioni ma a me continua a tornare NONPENSARE

In un mondo cervellotico, dove tutto deve essere ragionato, propagandato, vestito, costruito, questo cartellone mi porta ai sensi, alla sensazione, alla sensibilità, all'emozione...

Cosa comunica?

I testi ovviamente portano la mente a concentrarsi e a costruire pensieri, opinioni, relazioni, congiunzioni, unioni, strategie.

Ma le parole non contestualizzate lasciano libere la fantasia e le emozioni, così come i colori, i suoni, i profumi, le cose.

Mi piace l'idea di non pensare, di ascoltare le proprie emozioni, perché dopo un primo momento di UNTHINK nasce spontaneo il pensiero perché siamo esseri pensanti.

E tutto ciò che pensiamo e viviamo genera comunicazione senza sforzarci troppo...

Ognuno di noi ha innata la capacità di comunicare: in ambiti, spazi, momenti, situazioni e modalità diverse, senza saperlo.

Ciò che fa la differenza, secondo me, è la predisposizione all'ascolto, la capacità di lasciarsi colpire e anche di far sedimentare lo stimolo, di confrontarsi, di scontrarsi, di esprimersi e di portare avanti le proprie idee...

Quando ho visto UNTHINK (ho scoperto tornata a casa e guardando su internet che era la pubblicità di KFC) il primo pensiero è andato a BE STUPID (Diesel) altra scritta che mi ha colpito all'istante...

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il pensiero è arrivato dopo, quando è salito dalla pancia alla testa, ma la comunicazione aveva già messo il suo seme.

Ho lasciato sedimentare e ho ascoltato.

Facciamoci colpire, impariamo ad ascoltare, usiamo pancia e testa.

La comunicazione è stimolo.

Va condiviso: in casa, con gli amici, al lavoro, con chi non conosci...

Pancia e mente aperti...UNTHINK...W KFC!